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SCULTURA IN METALLO

Scultura in metallo a lavorazione diretta.

reliquiario di S.Eustachio La scultura in metallo a lavorazione diretta consiste nell'intagliare, incidere e sbalzare una lamina in metallo, anche prezioso. Si usa un'anima di materiale portante sulla quale vengono lavorate le lamine per mezzo di martelli ed altri strumenti.
Per lavori di grandi dimensioni si utilizza un supporto di legno rivestito di bitume che aiuta l'adesione del metallo allo scheletro. Lavorando il metallo con la battitura questo si irrigidisce per cui necessita di essere scaldato fino a diventare quasi incandescente (calor rosso).Questa operazione rende il metallo elastico come all'origine senza modificarne la forma.
Una scultura eseguita in questo modo permette l'aggiunta di altre parti fuse separatamente, per mezzo di saldature con metalli più leggeri tipo lo stagno. Il lavoro per ultimo viene rifinito con bulini, ceselli, raschiatoi e punzoni.
La tecnica dello sbalzo si usa principalmente su oggetti piccoli o per bassorilievi. La lastra da lavorare viene appoggiata su un cuscino di cuoio e, per mezzo di martelli e punzoni, viene lavorata a rilievo nella parte interna.
A lato vediamo il reliquiario di S. Eustachio, opera degli inizi del XIII secolo conservata a Londra nel British Museum, eseguita in lamina di argento dorato, legno e pietre preziose.
Ogni parte è costruita in un pezzo separato di lamina che poi è fissato al supporto con dei chiodini. Le ciocche di capelli sono state rifinite in un secondo tempo con i ceselli e sul capo è posato un diadema in filigrana e pietre preziose incise e a taglio cabochon. Il basamento è lavorato a sbalzo, cesello e piccoli punzoni per i raggi delle aureole.
L'interno della scultura è di legno cavo e contiene le reliquie del santo.
Giambologna-bassorilievo su lamina d'oro e sfondo di ametista
Nell'immagine a fianco vediamo un bassorilievo di Giambologna del 1571 circa.
Il lavoro rappresenta l'artista che mostra il modello di una fontana per la villa di Pratolino.
L'opera in lamina d'oro su sfondo di ametista si trova a Firenze al museo degli argenti.



Fusione a cera persa.




Dioniso- Fusione II SEC. d.c.

Il modo più efficace per ottenere sculture è sicuramente la fusione a cera persa.
Partendo da un modello di argilla, gesso o altri materiali si possono realizzare opere i qualunque dimensione.
Il metallo più usato per le fusioni è il bronzo che è una lega composta da rame e stagno; in fusione è un composto poco fluido però è adatto ad essere rifinito a freddo essendo molto malleabile.
Per rendere più pesanti, scure ed opache le opere, si usa aggiungere alla fusione del piombo.
Un'altra lega che produce fusioni di un bel colore dorato è l'ottone composto da rame e zinco.
Il momento più importante della lavorazione è la creazione del modello in creta, stucco o gesso.
Le tecniche per la fusione a cera persa sono diverse a seconda dei periodi storici; la più antica risale al VI sec. a.c. e proviene dalla Grecia.
Questa consiste nel preparare il modello in cera sopra un nucleo di argilla sostenuto da armature in ferro. Il lavoro viene ricoperto da uno strato di argilla e vengono preparati dei canali per il deflusso della cera e dei gas di fusione. Questo modello viene cotto in forno, l'argilla si solidifica e la cera si scioglie colando per i canali lasciando posto ad un'intercapedine che verrà riempita con la colata di metallo che prenderà la forma del modello in cera riproducendolo perfettamente.
Si toglie la statua dalla forma in argilla e la si rifinisce.
Non tutte le fusione avvengono in un pezzo unico, per le opere più grandi si fondono i pezzi separatamente e poi si saldano fra loro o si montano tramite dei perni.
Cavalli di S.Marco II-III sec.d.c. Con l'ellenismo si diffonde l'uso di dorare le sculture e sulla superficie del lavoro viene applicata un' amalgama di oro e mercurio. Questo viene fatto evaporare riscaldandolo e in questa maniera l'oro si fissa sulla superficie dell'oggetto. L'intensità della doratura si ottiene regolando la quantità di oro disciolta nell'amalgama.
Un esempio di questa lavorazione si ritrova nei cavalli della Basilica di S.Marco, fusi in bronzo e poi dorati al mercurio.

Fusione a staffa.


La fusione a staffa è una tecnica di fusione per intercapedine che si ottiene senza usare la cera.
Il procedimento consiste nell'accostare due forme, una negativa e una positiva in modo da avere nel mezzo uno spazio sottile entro il quale si cola la lega metallica.
Il modello in argilla viene collocato in una cassa, chiamata staffa, che contiene un composto umido di sabbia ed argilla che prende la forma del modello inserito in negativo. Da questa forma così ottenuta si ricava un altro modello di argilla, questa volta in positivo. Da questo viene asportato uno strato superficiale corrispondente allo spessore che la statua otterrà dopo la fusione. In questo modo si ottiene uno stampo ad intercapedine che permette di ottenere numerose copie dell'opera senza dover modellare ogni volta la cera.
Questo tipo di fusione fornisce multipli imperfetti e di modesta qualità e inoltre per realizzare un oggetto a tutto tondo, vanno eseguiti più pezzi e poi montati per mezzo di tasselli e saldature.
La tecnica della fusione a staffa è iniziata a partire dal '500 quando si usava per fondere monete e piccoli bassorilievi. Nel corso del '700 e sopratutto nell'800 si afferma come metodo industriale per eseguire piccoli bronzi decorativi per l'arredamento.
Questa tecnica è stata utilizzata anche dal Giambologna che già nella metà del '500 impresse alla sua produzione un'impronta semi industriale.


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